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Totò

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Toto’, videobiografia di Eccellenze Italiane

Totò, il principe della risata

Chi non ricorda la maschera di Totò, Principe della risata? Asimmetrica, malinconica; dotata di una sorprendente plasticità , capace di trasmettere in pochi secondi, una gamma infinita di stati d’ animo. La maschera di un uomo dalla vita travagliata e letteraria, ma che si dedica al suo pubblico con un rigore e una passione addirittura commoventi.

La biografia di Totò, figlio illegittimo del Principe De Curtis (e da lui tardivamente riconosciuto), è arcinota.

Un’ infanzia umile, gli esordi su palcoscenici di terz’ ordine, l’ eterna messa in scena della miseria e della fame. Temi a lui molto cari. E poi il successo e i duetti scolpiti nel cuore di tutti noi. Con Anna Magnani nella rivista, con Eduardo De Filippo (amico fraterno), nel teatro. Con Vittorio De Sica, Peppino DeFilippo, Aldo Fabrizi, Nino Taranto, Gino Cervi e Mario Castellani nel cinema.

I pochi amori importanti della sua vita: Diana Baldini che sposò nel ’32 da cui ebbe la figlia Liliana e Franca Faldini che rimase al suo fianco fino alla fine. Il carattere schivo, la comicità surreale, il talento di musicista e poeta. Le critiche aspre e le tardive consacrazioni della critica. La malattia agli occhi che lo rese quasi cieco. E infine la morte che lo colse all’ età di 69 anni, mentre stava lavorando alacremente a molti progetti. Adorava il suo lavoro, Totò. Adorava i suoi amici e loro adoravano lui. Nino Taranto, che gli dedica una toccante orazione funebre, lo descriveva come: eroe, un uomo splendido, collega adorabile, buono, caritatevole. Attore di razza, senza invidie, amava circondarsi di attori. Adorava il suo pubblico, Totò. Ma non alcuni aspetti del potere, che mise sempre alla berlina. Subì tagli e censure che, coraggiosamente, ignorò. Durante il fascismo rischiò persino l’ arresto per le sue irriverenti parodie del Duce. Fu un grandissimo improvvisatore che inventava battute a braccio. A volte faceva scoppiare a ridere i suoi colleghi, nel bel mezzo di un ciak. Fu un benefattore discretissimo che non si vantò mai di aiutare bambini di strada e cani randagi; per cui fece costruire un canile capace di accoglierne più di 200. Fu sinceramente religioso e apertamente superstizioso. Una dualità tipica del suo personaggio e della sua origine partenopea. E fu soprattutto un uomo serissimo. Come lui stesso rivendicava. Totò deve fare ridere, ma l’ uomo Totò, anzi il Principe De Curtis mai, il Principe De Curtis – lo sappiamo – è una persona seria.

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